lunedì 27 luglio 2015

Il corpo come giocattolo della mente

Quando il dolore non trova sfogo nelle lacrime,
altri organi piangono
(Henry Maudsley)




Tutti noi abbiamo la tendenza a somatizzare quando alcune circostanze dentro o fuori di noi, oltrepassano i modi psicologici di resistenza cui siamo abituati. E non potendo utilizzare le parole per veicolare i pensieri, si è costretti a reagire psicosomaticamente, a un’emozione dolorosa. 
Il nostro corpo può diventare il contenitore di conflitti interni, angosce, ed emozioni non riconoscibili o non  accettabili.
Di fronte a un medesimo conflitto, un individuo risponderà con la stipsi, un altro con la psoriasi . Solo a posteriori, attraverso la raccolta anamnestica che ci introduce nell’ambiente primario che ha fatto da sfondo alla comparsa del disturbo e mediante un percorso terapeutico , possiamo comprendere perché un soggetto scelga un sintomo piuttosto che un altro. In altri termini, il “linguaggio” del soma è un linguaggio che possiede vari “dialetti”…..
Il disfunzionamento psicosomatico come risposta a conflitti di qualsiasi ordine può essere concepito come un sintomo in cui la psiche cerca di inviare messaggi che saranno interpretati somaticamente.
La stipsi rientra fra i disturbi psicosomatici in cui le funzioni somatiche normali, vengono inibite.
Ciascuno di noi, ha bisogno per sopravvivere, di porsi in relazione col mondo esterno:senza cibo e stimoli che ci nutrono, non riusciremmo né a crescere, né a mantenerci in vita. Questa attività comporta un bilancio di “dare e avere”, uno scambio: ciò che entra, una volta assorbito e ciò che è utile all’organismo, deve anche poter essere scartato. Un processo che comporta di fatto, la disponibilità a lasciarsi contaminare, ad assorbire ma anche a perdere. È come se si demandasse all’intestino, attraverso la stipsi, di farsi carico dei  contenuti, e di trattenere all’interno la forma più primitiva del possesso: il contenuto intestinale.
Una buona percentuale (circa il 65%) di pazienti che soffrono di disturbi dell’evacuazione e stipsi, manifesta anche Ansia e/o Depressione, Disturbi Alimentari e altri. Pertanto sarebbe auspicabile verificare nei pazienti con stipsi, la presenza di eventuali sintomi ansiosi e depressivi. Uno dei test utilizzati è il POMS. Si basa su una metodologia semplice e rapida per identificare e quantificare stati affettivi particolari. Misura sei fattori e altrettanti stati dell’umore, dalla tensione ansiosa, alla depressione  e al senso di orientamento.
Il grado di istruzione sufficiente per rispondere al test è quello della scuola dell’obbligo. Il test consiste di 58 aggettivi che definiscono 6 diversi fattori: Tensione – Ansia (fattore T), Depressione – Avvilimento (fattore D), Aggressività – Rabbia (fattore A), Vigore – Attività (fattore V), Stanchezza – Indolenza (fattore S), Confusione – Sconcerto (fattore C). Ai soggetti viene chiesto di scegliere l’intensità con la quale hanno risentito di quel particolare stato dell’umore nell’ultima settimana. Questo permette di valutare le reazioni tipiche del soggetto su un lasso di tempo abbastanza lungo, ma non troppo da impedire di evidenziare cambiamenti dovuti ad una terapia in atto. 
In conclusione, quella dell’uomo sta diventando una realtà che sempre più chiaramente si esprime in maniera integrata. L’intestino e, quindi, anche il colon, di cui esso costituisce la parte terminale,  rappresenta il crocevia visibile e tangibile in cui si incontrano i diversi sistemi responsabili della vita umana. È proprio qui che ha modo di esprimersi la psiconeuroendocrinoimmunologia, detta PNEI, che ci dà la misura di un funzionamento olistico della persona. Ciò potrebbe confermare il fatto che sia importante andare verso un paradigma medico che sia sempre più orientato a logiche integrate che tengano conto dei diversi stimoli a cui la persona, in maniera più o meno consapevole, è portato a dare una risposta. Ci si trova dinanzi non ad una malattia, ma ad un essere umano malato, verso il quale va posta una attenzione non solo alla sua dimensione somatica ma anche psichica. Crediamo in un trattamento integrato nel quale più figure professionali lavorano in rete, ma soprattutto inviano al paziente un messaggio unico che dia il senso della continuità e non della frammentarieta’.



Dr. Simona Graziano

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